Il ministero della suprema felicità
Arundhati Roy
Sicuramente un libro che non può lasciare indifferenti. La storia raccontata ha dell’incredibile eppure è tutto verosimile. L’India e il Pakistan come realmente sono, lontano dai cliché yogici o culinari a cui siamo abituati in Occidente.
Non credevo che esistessero realtà così crude in quei paesi eppure leggendo questo libro ci si rende conto di quanto i principi delle filosofie buddhiste siano mere fantasie.
Nel romanzo la protagonista Anjum diventa vittima di un sistema violento contro le minoranze , in quanto è una “ hijira” ed è anche musulmana. Le violenze a cui sarà sottoposta però la renderanno ancora più forte e tenace, capace di un amore sempre più grande. Nella storia, la sua vita si intreccerà con quella di altre figure, anch’esse emarginate, violentate, fino alla creazione di un mondo surreale dove la risposta al dolore subìto diventa davvero solo l’amore.
Un romanzo difficile da leggere, che ti mette alla prova, dove le storie sono intrecciate in una maniera sapiente e inedita. La Roy dimostra anche con questo romanzo, successivo al premiato “Il dio delle piccole cose”, il suo storico impegno per la sua amata terra, le sue grandissime doti narrative e una profonda capacità di saper guardare “oltre” e più ancora “dentro”.
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