lunedì 29 gennaio 2018

La masseria delle allodole

A. Arslan

"La masseria delle allodole" è un romanzo che mi insegue dal lontano 2005. Mi piacciono i romanzi in cui una "storia" particolare, singolare, un po' alla maniera manzoniana, si intreccia con la "Storia" dei grandi eventi, dei popoli, perché tramite il canale emotivo, per così dire, del coinvolgimento nella vicenda, è possibile soddisfare una necessità intellettuale che è quella di approfondire la propria conoscenza riguardo i grandi fatti storici del passato. Credo che sia il mio genere preferito. Questo romanzo ha appunto questa caratteristica. 
Risultati immagini per la masseria delle allodoleL'ho sempre tenuto lì, pronto da leggere, finché non sarebbe arrivato il momento giusto. E finalmente quel momento è arrivato e l'ho letteralmente divorato. Conoscevo solo a grandi linee alcuni aspetti del genocidio degli armeni; se n'è parlato anche ultimamente in occasione delle discussioni sulla possibilità di entrare in UE per la Turchia o meno. E' un racconto di memoria, dove chi scrive ha ricevuto in eredità, non solo narrativa ma genetica, una storia senza viverla in prima persona e, quindi, trasfigurata dai ricordi dei suoi narratori. La vicenda si svolge intorno al 1915, durante la Prima Guerra mondiale. Si racconta di come i Turchi, inseguendo il sogno della Grande Turchia, diedero vita ad uno dei genocidi più sanguinosi del 1900. Gli armeni vivevano in Anatolia in pace, nutrendo e intessendo rapporti sinceri e benevoli con turchi, greci, assiri, siriani e quant'altro, essendo anch'essa una terra di mescolanza. Tutto d'un tratto vennero però scacciati dalle loro case, uccisi, violentati e, soprattutto, lasciati morire di stenti in un viaggio a piedi fino ad Aleppo, e poi fino al deserto, dove i superstiti sarebbero stati annientati definitivamente. 
Il libro rievoca un mondo che spesso per noi occidentali è sconosciuto, mentre in realtà molti armeni vivevano in Italia, soprattutto in Veneto: a Venezia, infatti, si trovava un collegio, il Collegio di Moorat- Raphael, dove le famiglie armene più facoltose mandavano i figli a studiare. Un mondo di nomi impronunciabili, usanze, costumi, persino sapori che la scrittrice ricorda con grande ricchezza di particolari. 
Nel romanzo sono intessute le storie di chi viveva in quella terra disgraziata ma anche la nostalgia lacerante di chi era partito per non tornare mai più, tradendo la propria terra madre ed abbandonando i fratelli. I sogni di nostos (ovvero ritorno) irrealizzabili che gli espatriati nutrono inevitabilmente. 
La storia è molto ricca di eventi, in quello che sembra un racconto dell'orrore, ma anche di una profondissima umanità e fratellanza, che porterà la vicenda verso risoluzioni fantasmagoriche. 

Per saperne di più: www.unionearmeni.it

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