venerdì 19 gennaio 2018

Wonder

R. J. Palacio


Non so perché (o forse lo so) ma il primo libro che mi piacerebbe raccontare è Wonder. E di un "prodigio" si tratta, visto il successo riscosso. E' la rivoluzione della gentilezza:

"Coraggio. Gentilezza. Amicizia. Carattere. Queste sono le qualità che ci definiscono esseri umani e ci spingono, a volte, alla grandezza"

Già qui è tutto un programma.
Risultati immagini per wonderUn libro che, attraverso lo sguardo attento di chi vive quotidianamente quest'esperienza, parla di disabilità, di diversità. Ebbene sì, ancora nel XXI secolo, il diverso fa paura, suscita in ciascuno di noi reazioni contrastanti, indistintamente, dall'America all'oriente. Chissà perché. Nell'epoca dell'efficientismo più sfrenato, del mercato globale, dell'intelligenza artificiale, la diversità attiva ancora qualche pulsante recondito del nostro cervello rettile. Se "l'uomo è un essere sociale" (cit.) forse il diverso mette in crisi l'identità del gruppo, ci chiede di modificarne la struttura, i tempi, le modalità d'azione. Probabilmente è questo. O forse provoca in noi la paura di essere noi stessi dei diversi, prendere in mano la nostra diversità che ci allontana forse dalla normalità circostante. E questo è scomodo, è un atteggiamento critico perché può condurci alla solitudine. Invece questo libro pare proprio esorcizzare questa possibilità.
La bellezza del libro sta nel suo essere dunque un romanzo a più voci (in questo mi ricorda tanto I Malavoglia), perché la disabilità permea e modella tutto il mondo che le gira attorno. La sorella Olivia, non a caso, si sente un satellite, un pianeta di fronte a Oggie (August, per esteso, e mai nome fu più adeguato vista la metafora stellare), il protagonista affetto da sindrome di Treacher-Collins. E che dire del bellissimo rapporto coniugale dei genitori? Una coppia che non nasconde le proprie difficoltà e mancanze ma che ha scavato in profondità al solo scopo di rendere il figlio "libero". Sì, perché spesso il dramma sta proprio nella scelta tra il mantenimento di un protezionismo ad oltranza e lìaccettazione del rischio di mandare questo figlio nel mondo, a contatto con la realtà. Permettergli di affrontare da solo i propri drammi e sperimentare la propria forza. Anche se ogni mattina, di fronte a scuola, è sempre una stretta al cuore.
E nel film è resa molto bene la liberazione anche di questa mamma. Dagli abiti antichi e anonimi e i capelli raccolti, ai colori e la mitica risata che solo Julia Roberts poteva interpretare. Una donna che ha capito quando mettersi da parte, non per piangersi addosso ma per rispolverare i suoi sogni di "prima" e realizzarli. E oltre a tutto questo, l'abbraccio di un padre che accoglie quello tra madre e figlio, che non rinuncia a prendere decisioni proprie ma che accetta e si prende cura anche del lato un po' nevrotico della faccenda.
Che dire...buona lettura!

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